Piergiorgio

Martena

Il teatro come esperienza

Un lavoro su corpo, voce e presenza che cambia il modo in cui ti esprimi.

Il primo passo non è recitare.
È fare esperienza.

Il teatro non si capisce osservando. Si capisce entrando nel lavoro.

Non è solo una questione di recitazione

Molte persone lavorano su voce, postura o comunicazione.
Ma spesso il blocco non è lì.

È nel modo in cui il corpo reagisce, si tende, si protegge.
È nella difficoltà a essere presenti, a lasciarsi vedere, a stare nella relazione.

Il teatro lavora esattamente su questo livello.

Dove ha origine la mia esperienza

Negli anni ho lavorato su più livelli:

SPETTACOLO DAL VIVO
● CINEMA E TELEVISIONE
● FORMAZIONE IN ITALIA E ALL’ESTERO

Ho studiato in contesti diversi, da Roma a Los Angeles, fino ai percorsi europei più recenti.

Ogni esperienza ha aggiunto un elemento.
Non una tecnica unica, ma un sistema costruito nel tempo.

Il primo passo non è capire. È fare

Il lavoro teatrale che propongo parte dall’esperienza diretta. Non da spiegazioni teoriche.

l lavoro teatrale non parte da ciò che sai.
Non si tratta di capire cosa fare, ma di vedere cosa succede quando smetti di controllare.
Da lì inizia tutto.

Presenza

Stare davvero in quello che succede, senza scappare

Corpo

Lasciare che il corpo reagisca, invece di controllarlo

Relazione

Ascoltare e rispondere, invece di preparare

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Questo lavoro non riguarda solo chi fa teatro.
È utile per chiunque utilizzi il corpo e la comunicazione:
attori, insegnanti, professionisti, persone che lavorano in team.

Per questo viene applicato anche in contesti aziendali, dove presenza, ascolto e relazione fanno la differenza.

Questa esperienza può essere sufficiente per iniziare a cambiare il modo in cui utilizzi il corpo e la comunicazione.

In altri casi, può diventare l’inizio di un percorso più strutturato.

Un percorso più approfondito

Per chi vuole lavorare in modo più continuativo, è possibile approfondire attraverso percorsi strutturati su corpo, voce e relazione.

Non è una performance. È un punto di partenza.

Il lavoro teatrale non è qualcosa da imparare e applicare.
È un modo diverso di stare nel corpo e nella relazione.

È il momento in cui smetti di controllare tutto e inizi a vedere cosa succede davvero quando sei presente.

Da lì in poi, il lavoro può prendere direzioni diverse.
Ma tutto parte da qui.

Il mio percorso nel teatro

Il teatro per me non è mai stato solo un fatto artistico. È sempre stato un modo per lavorare su presenza, corpo e relazione.

Ho iniziato a lavorare come attore molto presto, entrando in scena ancora prima di capire davvero cosa significasse farlo. I primi anni sono stati fatti di laboratorio, pratica e confronto diretto con il pubblico.
È lì che si costruiscono le fondamenta.

Durante l’università ho iniziato a lavorare come attore, mentre costruivo il mio percorso clinico.
Negli anni ho studiato e lavorato tra Italia ed estero, tra palco, set e studio medico.
Due percorsi paralleli, che per molto tempo sono rimasti separati.

A un certo punto è diventato evidente che qualcosa non tornava.
Da un lato la medicina, precisa ma spesso frammentata.
Dall’altro il teatro, profondamente legato al corpo, alla percezione e alla relazione.
Due linguaggi diversi che descrivevano la stessa cosa.

Nel tempo questi due mondi hanno iniziato a incontrarsi.
La gnatologia, la postura, la regolazione neuromuscolare.
Il lavoro teatrale su presenza, ascolto e relazione.
Ho iniziato a vedere un sistema unico, non più separato.

Oggi il mio lavoro nasce da questa integrazione.
Non dall’applicazione di una singola tecnica,
ma dall’incontro tra precisione clinica e lavoro sul corpo e sulla percezione.
È da qui che nasce Jawareness®.

Ci ho messo anni a capirlo. Oggi è ciò che dà senso a tutto il resto.

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